Guarda il mondo intero trasformato in un gigantesco braciere, poi quando tutto è solo cenere, entra nella beatitudine.
Vijnanabhairavatantra
Il fuoco è il 34° tattva. Agni, il dio del fuoco, è una delle più importanti divinità Vediche, brucia i demoni che ostacolano i riti sacri dei sacerdoti e concede a loro la visione sull’aldilà. Secondo la mitologia greca Prometeo rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e, per aver trasmesso loro tale potenza, fu eternamente punito. Eraclito, sostenitore del fuoco quale elemento regolatore degli opposti e originante il mondo, lo rese valida metafora per il logos, termine che designa le facoltà della mente di scegliere, raccontare, enumerare, parlare e pensare. Suddette funzioni permettono all’uomo di differenziare la percezione e di trarre, attraverso il processo dell’inferenza, conclusioni a deduzioni logiche.
Per quale motivo nell’antico testo del vijnanabhairavatantra al tantrika viene indicato di incendiare il mondo intero?. Le conoscenze custodite nel vijnanabhairavatantra vengono poeticamente esplicitate attraverso un amoroso dialogo tra Shiva e la sua consorte Shakti, tale dialogo è volto a ricongiungere l’adepto al suo sé attraverso la liberazione da ogni forma di vikalpa. Vikalpa è un termine che designa la conoscenza distintiva, quella preposta a distinguere le forme, la stessa conoscenza matrice del dubbio e figlia della differenziazione. Ogni concettualizzazione permette ad un contenuto conoscitivo di entrare nell’universo comunicativo, divenendo un elemento motivante ulteriori operazioni mentali. Per esempio un individuo può logicamente concepire che ogni uomo è mortale, perciò facilmente potrà asserire che lui stesso è soggetto a morte, ma la mente non si ferma a tale ragionamento e con ampia probabilità prospetterà varie possibilità di morte, come incidente, malattia o altro ancora, orientando la propria produzione mentale in base ai timori più avvincenti risvegliati dall’idea di morire. L’Io divorerà un pensiero dopo l’altro con la stessa foga con cui una lingua di fuoco divora uno sterpo secco. Le produzioni mentali daranno valore alle possibilità reputate più avvincenti, più terrifiche o più rassicuranti, concedendo all’ego l’illusoria certezza di predire il futuro e di potersi affrancare da esso.
Il fuoco scalda e divampa, come scaldano e divampano le passioni umane e quand’esse riversano il loro focoso impeto nella mente umana, l’ego divora come fuoco inarrestabile tutto ciò che meglio lo alimenta: i pensieri. E’ caso curioso che l’uomo per secoli abbia scritto sulla carta i propri pensieri, un materiale ottimo per l’accensione di un fuoco.
La mente crea pensando e su questo fatto poggia l’importanza a lei attribuita. Ma la mente distrugge continuamente i propri pensieri e di ciò non se ne rammenta.
Alla fine del verso è detto: “poi quando tutto è solo cenere, entra nella beatitudine”. La natura del fuoco è incontenibile, quanto la natura della mente, solo l’esaurimento del combustibile spegne naturalmente il fuoco, così come l’incenerimento di ogni concettualizzazione libera l’ego dalla morsa delle sue proiezioni e concede alla mente un’impagabile pace.
Come il lettore avrà già notato anche dall’esposizione dei tattva precedenti è mia abitudine, nel caso specifico di questa trattazione, proporre concetti, stimolare riflessioni, ma in qualche modo evitare alla mente, intenta a leggere, di sedersi sull’idea di acquisire conoscenze. Questa voluta e ripetuta sospensione circa il profondo significato dei temi trattati è necessaria ad evitare, il più possibile, al nostro ego di asserire: “Io so !”. L’invito che gli è rivolto attraverso le 36 trattazioni ha come unico intento quello di orientarlo a sentire, a intuire, a respirare, a non sapere.
Al prossimo tattva.
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