12° tattva

Il maestro disse: ” Se un carro trainato da un bue non si muove, è giusto frustare il bue o il carro?” inoltre domandò: “Vuoi sedere in meditazione o essere un Buddha seduto? Se vuoi sedere in meditazione, la meditazione non è né sedere né giacere. Se vuoi essere un Buddha seduto, Buddha non è l’immobilità; inoltre il movimento non si dovrebbe né accettare né respingere. Se ti siedi per diventare un Buddha, non farai che ucciderlo. Se ti attacchi al sederti, non realizzerai mai il Dharma” All’udire queste parole Ma Tsu si svegliò all’insegnamento.

tratto da un dialogo tra il maestro Ch’an Huai Jang, appartenente alla prima generazione dopo il patriarca Hui Neng, e Ma Tzu

L’epiteto di Tathagata il cui significato letterale è: colui che è andato così, colui che si è estinto, viene utilizzato per il Buddha la cui coscienza non è trattenuta nel corpo, quando il corpo si dissolve, ma si estende fino al limite del cosmo ed è una cosa sola con l’energia che infonde vita alle galassie. Il risvegliato è dunque colui che è andato, non colui che siede in meditazione, colui che sa che non c’è nulla che si possa raggiungere, non colui che si nasconde nello stato della Bodhi, cadendo preda al re dei mara ed attaccandosi alla sottile idea di un Nirvana relativo. Egli è andato, è andato oltre, mai immobile come nessuna goccia d’acqua lo può essere.

Andare è il 25° tattva, come il precedente generare, fa parte dei 5 tattva di azione.

Analizzando l’etimologia del verbo andare, per quanto incerto sia il suo etimo, fa riferimento al temine latino vadere ossia andare verso, muoversi, spostarsi, camminare, recarsi, avviarsi, avanzare, condursi, procedere, peregrinare, inoltrarsi, penetrare; di una strada: condurre, sfociare; di un meccanismo: funzionare; di una merce: avere successo; del tempo: trascorrere passare; in senso figurato: valere, piacere; di attività: progredire; dell’essere: camminare, essere collocato, procedere.

I nostri piedi sanno procedere con il caldo, il freddo, sulla neve, sulla sabbia, sulle rocce, ma la nostra mente sa fare altrettanto? I piedi sono i testimoni viventi di una delle funzioni fondamentali dell’uomo: il movimento; non è facile essere consci di quanti significati esteriori ed intimi questo verbo possa acquisire nella nostra vita. Se anche noi come San Pietro incontrassimo lungo il cammino il nostro Gesù che ci pone la fatidica domanda: “Quo vadis Domine?”. Sapremmo noi riconoscere la nostra direzione, sapremmo identificare la via da percorrere?

Un giorno un amico il cui soprannome è Nich stava raggiungendo a piedi una zona di una cittadina e venne interrotto nel suo andare da un gruppetto di fedeli di una particolare religione che con ogni mezzo cercavano di fare proseliti. Questi religiosi tentarono in tutte la maniere di far riflettere il nostro amico sul senso della sua vita, su quale direzione avrebbe dovuto prendere per unirsi a Dio, finché esordirono con la fatidica domanda: “Ma tu sai dove stai andando?” e lui con naturalezza,  sradicando in un sol colpo ogni vezzo interpretativo, simbolico e semantico del verbo andare, rispose semplicemente: “Di là!” indicando con l’indice il luogo fisico che intendeva raggiungere. La semplicità della sua risposta, motivo di ilarità per noi amici, non fu che la capacità, potremmo dire zen, di trascendere ogni orpello mentale, di liberare la ruota del carro dal bastone che la tiene bloccata, di soverchiare ogni concetto che ci fa indugiare in quella che realmente è la direzione che desideriamo percorrere.

I nostri piedi sono liberi, quanto lo è stata la mente di Nich, di condurci dove desideriamo, allora prima di porci complesse domande di natura esistenziale perché non osservare attentamente in quale direzione ci stiamo già muovendo e verificare se corrisponde a ciò che veramente desideriamo. Nessuno ci vieta di modificare la rotta, i nostri piedi sanno camminare indifferentemente in avanti, indietro, a sinistra, a destra, in salita ed in discesa. può il nostro ego dire di saper fare altrettanto?

L’ego può imparare da ogni tattva a riconoscere le proprie potenzialità, fino ad andare oltre, a trascenderle, a dissolversi.

Al prossimo tattva.

 

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