La completa liberazione avviene quando lo yogi ha superato il bisogno di definire degli obiettivi e ha trasceso le qualità della natura.
tratto da yoga sutra n°34 del Kaivalya pada di Patanjali
Affinché la mente superi l’esigenza di definire obiettivi e possa trascendere le sue forme e le sue qualità, deve essere evacuata da pensieri, da desideri e da aspettative.
Evacuare è il 23° tattva.
Evacuare significa sgombrare, rendere vuoto, espellere. Si può evacuare un ambiente, facendo uscire gli occupanti, così come si può evacuare l’intestino dalle feci, defecando, dal latino defeacatio, che significa purificare. Come l’intestino va evacuato per mantenere la salute nel corpo fisico, parimenti la mente necessita di essere evacuata dalle proprie produzioni mentali, per agire senza preconcetti.
Viviamo con una mente intasata da concetti, desideri, credo, aspettative, l’idea stessa di rinunciare a questi suppellettili teorici ci terrorizza; tutta la nostra vita si fonda su quello che pensiamo e crediamo e riconoscere la melliflua consistenza dei nostri credo corrisponde a generare un terremoto di ingenti proporzioni nella nostra mente.
Eppure Patanjali il più famoso fautore della visione del mondo Samkhya, considerato l’autore di una delle prime presentazioni sistematiche dello yoga, ci invita ad andare oltre la definizione degli obiettivi, a trascendere le qualità della natura. Nel suo Kaivalya pada, il quarto testo sull’isolamento e la liberazione, dà indicazioni per la liberazione dalla confusione mentale, per far cadere l’ignoranza sulla nostra vera natura.
Come si potrà dunque far cadere l’ignoranza mantenendosi aggrappati a concetti di ogni sorta, quasi fossero spit ROC per scalare la montagna della nostra vita? Attenzione! la montagna è solo frutto della nostra immaginazione.
Evacuare il nostro Io da ciò che lo ingombra è la cura. La mente teme lo spazio vuoto e la vacuità dei fenomeni che la attraversano, tuttavia è proprio la vacuità ad avere il potere di rendere evidente l’inconsistenza di ogni manifestazione del nostro ego e rivelare il processo di liberazione.
Evacuare diventa indispensabile.
Cosa deve evacuare il nostro ego? Tutto, ogni cosa, compresa l’idea stessa di ego.
Non inquietiamoci e non illudiamoci, nemmeno la più filosofica, sublime o spirituale idea che la nostra mente possa proferire, sarà dissimile dagli escrementi; una volta assorbita la sua pulsione vitale, ciò che ne rimane andrà eliminato.
Evitiamo allora la stitichezza mentale nel vano tentativo di trattenere ad ogni costo momentanee idee su noi stessi, nell’errata e limitante convinzione di essere ciò che pensiamo di noi, poiché siamo “quello”, ma siamo anche “non quello”.
Il coraggio di sperimentare la vita senza residui mentali che limitano l’accoglimento del nuovo, permette di assaporare la meraviglia in ogni azione, in ogni esperienza; permette di vivere senza dare nulla per scontato.
La purificazione del mentale, l’evacuazione della mente da ogni funzione dell’ego restituisce la facoltà di scoprire la natura di tutte le cose.
Al prossimo tattva.
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