21° tattva

Nulla in realtà, malgrado diventi oggetto di conoscenza, cessa di essere Shiva: questo è il motivo per cui la la meditazione (su questo o quell’aspetto) della realtà dà i suoi frutti.

tratto da Tantraloka

Il mondo oggettivo della percezione consiste in una catena di costrutti di pensiero che fondano la loro attività non solamente sulla base delle funzioni svolte dai sensi ma, secondo la cultura induista, anche su differenziate funzioni della mente, che coordinano e interagiscono con i dati forniti dai sensi. Manas è un concetto che descrive una di queste funzioni rappresentando quell’intelligenza specifica che ci guida nelle azioni attraverso il ragionamento e la capacità decisionale. Il 16°tattva possiede la duplice funzione di asservire sia la sensazione, sia l’azione, accentrandole a sé. Manas rappresenta il campo di sperimentazione dell’ego e detiene la facoltà di disamina dei dati sensoriali o intellettivi. E’ una mente empirica dotata di capacità razionali e analitiche.

Quando decidiamo di fare una torta la mente persegue una chiara finalità e non intende sfornare un prodotto né acido, né piccante, ma sicuramente dolce. Dovrà allora distinguere il sale dallo zucchero, apparentemente molto simili, controllare con la vista il processo di lievitazione e con l’olfatto il profumo della torta, affinché non si trasformi in uno sgradevole odore di bruciato. Tutte queste funzioni vengono sapientemente coordinate da manas che oltre a rispettare con rigore le dosi ed i tempi di cottura della torta, concede anche quel tocco personale nel miscelare gli ingredienti, tipico di un abile chef. Alla stregua di un esperto direttore di orchestra, manas coordina i suoni dei vari musici che sono i sensi, restituendo all’ascoltatore un’unica sinfonia. La sua attività presenzia simultaneamente logica e creatività; la logica è indispensabile, per non confondere il sale con lo zucchero, l’intuizione altrettanto per regalare al dolce quel tocco personale in grado di stupire l’assaggiatore.

Mente razionale e mente sincretica collaborano per il buon funzionamento delle nostre capacità adattative e per accedere alle nostre stesse potenzialità. Manas detiene il potere di agire sia nei processi di percezione, sia nelle reazioni motorie di un individuo, il suo significato può essere accomunabile all’idea di ‘sensorium commune’ espressa dalla filosofia medioevale europea. Con la stessa radice latina di mens, manas consente alla mente di vedere, udire, odorare; nelle upanishad si rilevano espressioni tipo: “ero altrove con il manas, pertanto non ho udito ciò che hai detto”. Insieme alle funzioni svolte da ahamkara, il tattva che verrà successivamente preso in esame, manas svolge la funzione di ritagliare, per così dire, parte dell’esperienza per garantire un’adeguata attentività, indispensabile a svolgere specifiche funzioni, relegando nell’inconscio le altre porzioni di coscienza. Per questo motivo la coscienza cosmica non può che far capolino dall’inconscio, ad esso è relegata per garantire la funzionalità delle azioni da svolgere. Se si ha la necessità di piantare un chiodo nel muro è indispensabile mantenere l’attenzione su dove il martello andrà a colpire, per non farsi male e non spezzare il chiodo. Manas esclude le sensazioni non immediatamente utili al soggetto, concentrando l’attenzione su quelle fondamentali. A seguito confronta tali sensazioni con quelle simili del passato, unendole grazie alla continuità della coscienza ed ordinandole strutturalmente.

Siamo strutturati per poter svolgere al meglio le nostre funzioni e non ha senso distinguere tra azioni nobili e azioni profane, è molto più importante comprendere come funzioniamo per poter realizzare ogni cosa in nostro potere. P. N. Mukhyopadhaya rammentava come i tattva siano ciò che appare sezionando il tutto, come gli anelli di una pianta che si scoprono sezionandone il tronco. Ogni tattva svolge una funzione contemporanea e simultanea a tutte le altre, attraverso il punto di vista che la loro cosmogonia offre, non vi è un prima e un dopo, pertanto  viene meno il concetto evoluzionistico, per lasciare il posto alla simultaneità che presenta vari aspetti della natura, dove il prima ed il dopo sono parificabili all’interno e all’esterno di uno stesso oggetto.

Sono la compresenza e la simultaneità di tutti i tattva che permettono di cogliere l’assoluto. Meditare su ciò che è, libera l’identificazione della mente dalle proprie funzioni, rivelando la teofania dei sensi, la stessa manifestazione di Shiva attraverso le sue opere.

Al prossimo tattva.

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