Questo corpo, o kaunteya, è chiamato il Campo; Colui che lo conosce è chiamato dai saggi Il Conoscitore del Campo.
verso 1, canto XIII della Bhagavad Gita
Un sonno profondo avvolge l’anima individuale che riposa nella Prakriti, o sostanza primordiale.
Buddhi, l’intelletto vero e proprio, XIV tattva, nella sua accezione di fonte originaria di ogni pensiero pensato, comprende il suo bindu interno, la stessa mente inconscia partorita dall’attività dei tre guna, libera dal senso dell’ego, dall’attività sensoriale e da quella mentale.
La teoria enunciata dai tattva, poggia sulla presenza al movimento ondulatorio che la coscienza opera attraverso il suo procedere e ritornare alla fonte originaria, bramosa di conoscenza. Il suo campo di azione si sviluppa su tutti i trentasei livelli.
Figurativamente i sensi sono rappresentati da due cerchi concentrici, ai quali presenzia un bindu centrale. Il cerchio esterno, composto dai cinque sensi di conoscenza e cinque di azione, vede al suo interno il cerchio funzionale all’attività mentale, gestito contemporaneamente da manas, ahamkara e buddhi. Lo yogin può esperire la grazia di Shiva attraverso uno stato vigile di costante consapevolezza sull’azione complessiva delle due ruote.
Buddhi partecipa alla ruota dei sensi registrandone il moto, ma è parimenti svincolato da essa, avendo la funzione di illuminare ciò che a lui ritorna. Illumina la funzionalità dei sensi ed al contempo accoglie i dati che in lui affluiscono dalla mente universale, o inconscio collettivo, derivante dai tattva superiori. Come fosse il restringimento centrale di una clessidra, dove affluiscono le sabbie dall’alto e ritornano, ruotandola, quelle che prima erano in basso, così in buddhi coesistono due piani dimensionali della stessa coscienza. Buddhi è un piano di rifrazione, come tale non è legato a se stesso, contraddistingue piuttosto la capacità umana di intuizione discriminativa. Principio intermedio fra la coscienza individuale e quella super-individuale, dà visibilità sia alla pura logica, sia all’intuizione intellettuale; la convivenza di questi opposti principi dà a questo piano coscienziale la facoltà di captare il riflesso della luce dell’Atman, la pura coscienza, il Sé, l’assoluto presente in ogni essere, libero dalla causalità spazio-temporale, in cui tutto si riassorbe e da cui tutto è promanato. Le sabbie di Mahat scivolano lungo la clessidra, che accoglie di ritorno le vibrazioni derivanti dalla ruota dei sensi, buddhi, non diviso, dimora come fosse diviso.
Conoscere il corpo-mente, le sue funzioni, le sue potenzialità, non è molto diverso dal conoscere il proprio apparato muscolare, così come esperti fisioterapisti si è liberi di massaggiare e stimolare il buon funzionamento della mente, riconoscendo le brutte posture e stimolando le zone poco toniche. Ognuno è potenzialmente conoscitore del campo, poiché lì risiede.
Buddhi confina, nella cosmografia dei tattva, con quelli semi-puri e nella coscienza umana limitata, che confonde il campo con il conoscitore del campo, viene a volte chiamato Mahat, grande principio, poichè ne è specchio, ad esso corrisponde determinazione, decisione, deliberazione. Stazionare nella consapevolezza di buddhi permette alla mente di vedere, al cuore di sentire, alla pelle di toccare direttamente la realtà senza influenze dettate dall’identificazione con la ruota dei sensi. La pelle si fa sensibile verso ciò che sta toccando, le emozioni sono libere di fluire, perciò durano solo un battito pregno di passione, il respiro si espande. Il principio buddhi, grazie alla sua facoltà di agire negli aspetti volitivi e determinativi della vita interiore, concede un ampio livello di consapevolezza, ma non deve essere inteso come il punto finale della ricerca interiore.
Con Buddhi si conclude la sequenza dei tattva così detti impuri, nonostante sia l’ultimo di questi e conceda un ampio livello di consapevolezza, ne fa tuttavia parte, poiché e comunque anch’esso assoggettato a restrizioni dettate da: particolarità, molteplicità, spazio, tempo, causalità e impulsi che condizionano la percezione di ogni esperienza.
Inutile credersi illuminati!
al prossimo tattva.
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