LA MEDITAZIONE NON SOGGIACE NE’ AL TEMPO NE’ ALLO SPAZIO
Guarda le tue mani
e quali direzioni prendono nel corso della giornata,
riconosci il va’ e vieni del senso del tatto,
esso si può muovere verso l’interno
(portando a te la piacevolezza o il disgusto per la sensazione tattile)
o verso l’esterno
(invaghito della brama di toccare l’oggetto desiderato).
Mentre transiti nello spazio di confine
tra la realtà interiore e quella mondana,
sappi che lì alberga la coscienza onnipervasiva.
La meditazione è presenza cosciente e consapevole al proprio corpo, ai propri sentimenti, ai propri movimenti, al proprio respiro. In questa fase pandemica la meditazione trova sostegno in un trono impareggiabile: il senso del tatto, confine protettivo del nostro organismo.
L’esaltazione dell’attenzione rivolta ad un unico senso è una porta per l’assoluto, ma perché la porta si possa aprire la percezione di quell’unico senso preso in esame deve essere sostenuta da uno stato meditativo stabile e duraturo. La porta si può aprire in un attimo, oppure richiedere un tempo molto lungo, chi ha più pratica lo può fare in una manciata di secondi.
Mantenere la coscienza presente ad un unico senso per un tempo il più possibile prolungato permette di fare il punto sulla forza e sulla volontà acquisite dalla pratica. La pratica meditativa non è pura immaginazione è qualcosa che, se ben speso, alimenta la determinazione e la ferma volontà di timonare il nostro modo di vivere la vita, scelto liberamente una volta nota la nostra natura.
Verificare la forza della presenza alla propria volontà, consente di definire la velocità nella propria pratica.
I testi parlano della velocità del Buddha in riferimento alla sua immediatezza nell’interagire con ogni cosa, acquisirla significa essere pressoché immediati nella pratica, ovvero testimoniare la pratica attraverso ogni azione.
Quando di fronte alla pratica di presenza al tatto, non si apre alcuno spazio nuovo e diversamente la mente inizia a fare i suoi monologhi, che valutano, sentono e interpretano l’idea che abbiamo del senso del tatto, in preda ai suoi sofismi rallenta la velocità del nostro incedere. E se infine inizia a dare valore e significato a tutti i suoi elaborati, finisce in vicoli a fondo cieco. Così stanca di tutto questo infruttuoso ragionare, dimentica la chance che questo momento particolare le può dare, scivolando nel mondano.
Facilitati coloro che in questi giorni/mesi saranno costretti a rimanere a casa, ma anche obbligati a riconoscere quante volte vorrebbero scappare da una dimensione che li obbliga a confrontarsi maggiormente con se stessi.
In piena difficoltà coloro i quali devono lavorare in un caos che non fa certo pensare alla meditazione, ma se dovessero mai credere ciò, si sbaglierebbero in pieno. Sono le situazioni estreme che più facilmente aprono le porte allo spirito. La confusione, la guerra, il sovraccarico di dati mentali e di azioni da compiere accelerano la nostra reattività a tal punto da non permettere ai pensieri elucubrativi di installarsi. E’ in quell’istante, quando si percepirà che il caos è totale e purtuttavia si agisce perfettamente, senza dubitazione, ma con meccanica precisione; lì si rivelerà lo spazio, lì la luce del Sé illumina la manifestazione, lì la quiete del cuore oltre il tempo rimane assisa in una dimensione onnipervadente.
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