VICHARA

L’INDAGINE SULLA VERITA’
 
“la mancanza di discriminazione è la perenne debolezza dei demoni,
mentre la discriminazione è la caratteristica degli dei ed è
questo il motivo per cui sono sempre felici.”
tratto da SRI TRIPURA RAHASYA
 
L’indagine sulla verità ha sempre rappresentato la più forte aspirazione per il genere umano, sia essa volta alla scienza, sia alla filosofia.
L’anelito dell’uomo a risolvere il mistero dell’universo di cui lui stesso è testimone deve inchinarsi a un’ovvietà: ciò che è vero è al contempo conforme alla realtà obiettiva.
Il termine “vichara” indica la facoltà di giusto discernimento, indispensabile per l’investigazione spirituale. Non vi è distanza tra spirito e materia, lo spirito è come il vento compenetra tutte le forme.
Spirito, nella sua più antica accezione, significa respiro, soffio animatore che dà vita a tutta la realtà. Una sostanza incorporea atta a esprimere concetti intangibili come anima, angeli, demoni, folletti, spiriti dell’oltretomba, o disposizioni d’animo come brio, argutezza di mente, coraggio.
La vita ha inizio con l’espansione dei polmoni che bramano riempirsi di aria, termina con l’esalazione del soffio e si sostanzia all’interno di questo continuo prendere e dare, assorbire ed emettere, contenere ed espellere.
La similitudine fra respirazione e ritmo intrinseco della coscienza diviene evidente sia per la loro intangibilità, sia per il ritmo del loro manifestarsi: il respiro brama, con la maggiore intensità possibile, impossessarsi dell’oggetto di cui è vuoto, l’aria; la coscienza brama ricongiungersi al Sé superiore, di cui risulta vuota nel momento stesso in cui la volontà si distingue dall’oggetto.
Espressioni come io desidero l’illuminazione, io desidero la salute, io desidero la felicità sempre, nascono nel momento in cui la coscienza si distingue dall’oggetto apparituro e attraverso il desiderio genera una distanza fra ciò che siamo e ciò che ci auguriamo di diventare.Utilizzando affermazioni come: io sono in salute-illuminato-felice, la coscienza attraverso vichara, la riflessione, verificare immediatamente la percentuale di veridicità di tale affermazione. Se la frase: “io sono felice”, udita e proferita da noi, risuonasse come falsa, ciò significherebbe che quella vera probabilmente potrebbe essere: “io sono triste”; tale acquisizione coscienziale, sebbene poco gradita, permetterebbe di evitare l’inutile rabbia, figlia del desidero di essere felici, ma frustrata da una realtà con cui non si fanno i conti: la propria tristezza. Vichara, la facoltà discriminante che distingue il reale dall’irreale, il vero dal falso è una sorta di analisi finale ove dalla causa risulta evidente l’effetto; la sua modalità contemplativa della realtà, genera un naturale disinteresse per ciò che in questo mondo non è fonte di nulla.
Cogliere la vera fonte del pensiero e dell’azione è la richiesta del saggio che ambisce raggiungere l’autorealizzazione, quella che rivela il rapporto fra il Sé individuale e il Sé universale. Saggio è l’essere coraggioso che non mistifica la realtà per gli interessi del proprio ego, è semplicemente un uomo o una donna, coraggiosi e desiderosi di cimentarsi con la dura realtà.

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