ACCOMODARSI NEL PIACERE
Accomodarsi nel piacere è un’operazione estremamente complessa, metaforicamente associabile all’accomodarsi dentro una navicella spazio-temporale in grado di farci transitare attraverso tutti gli eventi della nostra vita, ad una velocità tanto elevata da sembrare immobile.
La navicella è il nostro stesso corpo. Lo stangate è la capacità naturale della mente di accedere a diversi stati di coscienza. La velocità è data dalla cosciente presenza allo stato innato della meditazione.
I bambini insegnano come realizzare questo. Quando giocano lasciano il corpo libero di sperimentare qualunque posizione, fanno sforzi, si tuffano, rimangono fermi e incantati. In altri momenti di maggior concentrazione si siedono, infine stanchi si addormentano sdraiandosi ovunque.
La perdita di tanta semplicità nell’età adulta non trova totale spiegazione nell’assunzione di impegni o di responsabilità, quanto nell’assoluto attaccamento alla sofferenza.
Ecco che accomodarsi nel piacere richiede sia l’accomodamento del corpo all’interno di una qualunque azione, sia il permanere in uno stato di piacere. Già era difficile la prima parte, la seconda complica le cose riaccendendo l’eterno conflitto fra piacere e sofferenza.
L’uomo è molto fedele alla propria sofferenza e la sofferenza è come una specie di morsa dove i muscoli del corpo si stringono attorno a concetti, oggetti, affetti, cercando certezze nell’aggrapparsi ad essi. Allora il corpo fisico inizia a preferire l’immobilità all’avventura, ma è proprio quest’ultima a rivelarsi indispensabile per allenare il corpo, quanto la mente, agli stessi continui cambiamenti a cui è soggetta l’esistenza. Il piacere non può essere immobile, troverebbe in fretta il suo esaurimento, necessariamente, per permanere nel tempo, deve camminare alla velocità della vita, solo così si azzerano tempo e spazio e ci si libera dalla schiavitù delle circostanze. Ma il piacere è la stessa libido, pulsione vitale che ci accompagna nell’arco di tutta la vita; non è un cono gelato che se non lo mangiamo in fretta si squaglia. L’organismo umano, con tutte le sue implicazioni psicosomatiche transita più e più volte nell’arco della giornata attraverso stati coscienziali ristoratori, sia per la muscolatura, sia per l’animo. La nostra attenta presenza a quegli attimi, il semplice riconoscerli, prendere confidenza, vedere a quale stato psicofisico sono associabili, in altre parole prestare attenta attenzione agli istanti fuggenti nei quali ci sentiamo veramente bene, è essenziale a riconoscere la libido, quella che il bambino percepisce e segue molto naturalmente.
Non si tratta di cosa fare, ma di come essere; se l’esperienza e la consapevolezza personali lo consentono, basta il riconoscimento dell’attimo in cui ci si accomoda nel piacere per aprire lo stargate e fare un respiro di sollievo come quello che si farebbe sdraiandosi sulla sabbia, sotto il sole, dopo una bella nuotata.
Accomodarsi nel piacere significa accomodarsi in un “Io sono – Io esisto”. Non in un “io sono qualcosa, sono qualcuno, sono in un certo modo, ho certi gusti, penso così di me o esisto in virtù di quello che faccio”. Semplicemente un “Io sono – Io esisto”. Fermi lì.
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