La meditazione non è adatta a chi soffre di problemi psicologici.
Questa forte affermazione vuole essere prima di tutto una provocazione, per riflettere circa un atteggiamento che molto spesso oggi le persone adottano nei confronti delle pratiche spirituali, riducendole a compresse di aspirina per lenire una sintomatologia di disagio corporeo, mentale o animico. Fosse così semplice perché mai i mistici di tutti i tempi e di tutti i luoghi avrebbero dedicato anni, o l’intera vita per realizzare lo stato della meditazione?
Per trent’anni ho lavorato come psicoterapeuta, ma molti di più mi hanno vista impegnata in pratiche spirituali relative a varie culture; ho avuto la fortuna di presenziare a riti sciamamici di tradizione nepalese, messicana, lappone e laotiana. Ho meditato in monasteri del sud-est asiatico e mi sento di ripetete la seguente frase: “la meditazione non è adatta a chi soffre di problemi psicologici”, vediamo i perché.
Se vi chiedessi:” ha senso meditare di fronte a una ruota bucata confidando che una qualche forza divina la possa riparare?”. Se la risposta dovesse essere sì, esulerebbe dal mio campo, ma vi consiglierei di rivolgervi ad uno psichiatra.
La psicoterapia si occupa di attivare le forze sane in un individuo, le forze che permettono di ingegnarsi per cambiare la ruota, ma quando l’individuo è limitato nelle sue sane capacità reattive, preda di immaginarie e insormontabili difficoltà, rimane seduto vicino alla sua ruota bucata a piangere e autocommiserarsi. La psicoterapia diviene indispensabile per affrontare e comprendere i propri limiti ed infine per restituire all’individuo il diritto di interagire con la vita in ogni suo aspetto, anche il cambio di una ruota bucata. Tale complessa attività non può essere sostituita dalla meditazione, altrimenti quest’ultima assumerebbe il ruolo di un tranquillante, rischiando di creare ulteriori rimozioni: “So che la mia ruota è bucata, ma non dipende da me, è karma, non posso che viaggiare con la ruota bucata e cercare la pace interiore perché questo mi è dato dalla vita.” Qui la meditazione può fare veramente male attivando un sottile processo di dissonanza cognitiva, perché in verità non si sta meditando, si sta solo immaginando lo stato della meditazione, rimanendo preda delle proprie fantasie. La psicoterapia è invece indispensabile per ridonare all’individuo la naturale capacità di interagire con le difficoltà dell’esistenza, fare i conti profondamente con ciò che non funziona nel proprio modo di interagire con la realtà ed in questo caso per poter cambiare la ruota e continuare a viaggiare. Da qui in avanti la meditazione può esprimere il suo vero significato, poiché essa è un complesso viaggio che necessita di mezzi attrezzati e di un conducente con abili capacità di intervento meccanico repentino. Un po’ come gli autisti di Overland, immaginate che cosa potrebbe accadere ad un’autista che perde tempo ad autocommiserarsi per i guai del suo camion mentre sta attraversando la siberia.
Per meditare e comprendere che cosa significa questo termine, meglio avere padronanza del proprio mezzo ed il mezzo che ci permette di meditare è il nostro sistema corpo-mente, comprensivo di tutte le implicazioni. Se il nostro mezzo non è perfettamente funzionante, rischiamo di prendere un po’ di freddo attraversando la Siberia a piedi, non vi pare?
Per quanto la meditazione non faccia male a nessuno, anzi, è il suo stravagante uso che la può rendere pericolosa. La persona che medita è una persona che vuole conoscere le cose così per come sono e se scova nel proprio animo paura, rabbia, incomprensione, violenza, gelosia, deve aver capito cosa fare di queste cose, deve sapere cosa sono e come funzionano; non può più giocare a rifuggirle, le va a cercare per essere più libero, più naturale, più felice. La meditazione può metterci amabilmente in contatto con ogni parte di noi stessi, comprese le parti meno gradite. Allora prima di meditare bisogna chiedersi se si desidera veramente questo o si vuole semplicemente fare i furbi con se stessi, evitando di affrontare ciò che non funziona nella propria vita.
Lo stato di meditazione può compenetrare tutti gli aspetti della nostra esistenza, così come le onde cerebrali che lo identificano, anch’esse presenziano nel nostro encefalogramma. Tale stato è concreto, non immaginato. Ho visto fare infinite volte l’errore di immaginare che la meditazione possa essere la panacea di tutti i mali: attenzione! questo atteggiamento è estremamente pericoloso, perché induce a sognare che in qualcosa o in qualcuno siano presenti poteri trascendenti, trasferibili a sé per magia, in grado di elargire felicità e salute tout court. I veri poteri sono insiti nell’uomo, vanno trovati, distinti, riconosciuti, non immaginati, altrimenti si cavalca solo la propria fantasia e nulla effettivamente cambia, nessuna vera pace mette radici. La semplice quiete che nasce da un esercizio meditativo, dura poco più del tempo della sua pratica. E’ vero, anche quei pochi istanti, quei pochi minuti di pratica portano enormi benefici al corpo-mente e se si è alla fine del lavoro psicoterapico, quei piccoli istanti possono rivelarsi illuminanti, ma se i problemi psicologici non sono stati affrontati adeguatamente, risulterà annoso e difficile vedere la realtà con quei piccoli barlumi di luce. La mente lavora sempre, è la sua funzione, ed è in grado di mappare tutte le vie che attraversano la siberia; la determinazione della propria volontà, forgiata da una costante pratica meditativa, è il suo gps. Per meditare dobbiamo sapere da che parte andare, disperdersi senza sostentamento e mezzi di trasporto in una terra vasta come le siberia, non ha molto senso per cercare la propria pace, è sicuramente preferibile una vacanza ai Caraibi, tanto in ogni caso una volta tornati dai Caraibi o dalla pratica meditativa, tutto torna come prima. Pertanto cosa fare? Non raccontarsi fiabe, piuttosto barzellette: un signore davanti a uno scaffale del supermercato commenta “va beh! ci sono quelli che dicono di non credere alla magia e comprano l’olio extravergine di oliva a 2,50 euro al litro”.
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