1° tattva

Il superiore ha la sua radice nell’inferiore e l’alto ha il suo fondamento nel basso. Per questo re e nobili si dicono ‘orfani’, ‘vedovi’, ‘miserabili’. Non è questo riconoscere che la loro radice è nell’umile? Troppo onore non è un onore. Non cercare di splendere come giada, ma sii semplice come la pietra.

                                                                                                                          Lao-Tzu

 

I versi citati appartengono al Tao te Ching, dove l’autore Lao-Tzu ricorda che il superiore ha radice nell’inferiore, come un albero le cui foglie dipendono dal buon funzionamento delle sue radici. Così è per l’uomo. A. Lowen insisteva incessantemente sul concetto di grownding, il radicamento, asserendo che la personalità per svilupparsi in maniera sana necessita di essere ben radicata, in contatto con la terra. Terra è il primo tattva che prenderò in esame, in ordine il trentaseiesimo.

La terra è la base e quando alla mente manca il contatto con la terra può facilmente illudersi di comprendere appieno concetti filosofici di raffinata bellezza, ma molto probabilmente quell’Io, tronfio di presunta beatitudine ed elevazione ‘spirituale’, con noncuranza si rifiuterà di pagare la bolletta della luce o di fare le pulizie della propria casa. Stare con i piedi per terra significa contemplare tutta la bellezza dell’esistere senza esimersi dal ricordare ciò che da sostegno a cotanto metafisico cervello è ciò su cui poggiano i piedi. Lao-Tzu asserisce che i re ed i nobili si considerano orfani, vedovi e miserabili. Il peggio non trova esclusione nella mente del saggio che ritrova la propria unità solamente nell’interazione degli opposti, considerandosi tanto basso quanto più procede verso l’alto, parimenti ad un albero che deve poter espandere le proprie radici e perlustrare gli antri più oscuri della terra per sostenere la magnificenza della propria chioma. Un albero sviluppatosi solo in altezza, poiché le sue radici sono limitate nella crescita da colate di cemento che ne ostacolano l’espansione, non potrà che sradicarsi e crollare di fronte ad un forte vento. Parimenti l’Io non può assurgere ad alta consapevolezza di sé quando è privo del coraggio di indagare le pulsioni profonde che albergano in lui comprese le più disdicevoli, quanto le più terrifiche paure. Nell’umile è la radice, sottende nella sua domanda Lao-Tzu, che conclude il verso dicendo: “Troppo onore non è onore. Non cercare di splendere come giada, ma sii semplice come la pietra”. Che differenza c’è, chiedo io al mio probabile interlocutore, tra un pezzo di grafite e un diamante? Non è identica la loro natura eccetto per l’ordinamento dello stesso elemento che li compone? Mettere ordine nella propria vita partendo dalla base è un modo interessante per svelare il funzionamento delle cose, compresi i meccanismi del proprio Io, che facilmente si spaventa se obbligato a fare i conti con la struttura che lo sostiene. La nostra terra, la terra del nostro io, è la matrice ultima che detiene la stessa stoffa di shiva, la stessa natura dell’assoluto di cui siamo composti,  ci nutre e ci rivela costentemente dove siamo, cosa siamo e non cosa crediamo di essere.

Al prossimo tattva.

3 risposte a “1° tattva”

  1. Ho sempre amato i miei piedi. Dall’alto li vedo, da sempre, sempre lì, silenti, sostegno del tronco. Mi danno sicurezza e conforto, mi collegano. Sono grata ai miei piedi. :0) Paola

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  2. Nell’umile è la radice… io credo che l’umiltà possa “essere” estremamente interpretabile. C’è colui che crede che l’umiltà derivi dalla povertà. Colei che crede che l’umiltà derivi dalla semplicità del vedere le cose. Ed ancora coloro che credono che l’essere umili significhi accettare ciò che la VITA gli presenta. Potrei continuare , quasi, all’infinito… ed ogni cosa che scrivo resta interpretabile, non riesco a darle una definizione ben precisa… Ed allora mi viene da porVi un quesito; cosa significa “veramente” la parola UMILE?

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  3. Avatar Delia Joyeusaz
    Delia Joyeusaz

    Grazie.

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